Una testimonianza diretta. Gestire una situazione d’emergenza, quando una persona mette la sua vita nelle tue mani. È quanto raccontato dal professor Gianluca Marton ai ragazzi e alle ragazze di tre classi di terza media, alla scuola Querini, dove il progetto Kids Save Lives ha portato la formazione sul primo soccorso. Altre tre classi, per un totale di 140 tra alunni e alunne, verranno formati a metà dicembre. «Credo fortemente in queste iniziative – commenta il docente – perché ho vissuto sulla mia pelle l’importanza di aver acquisito alcune competenze in grado di salvare una vita umana».

Sono 105 per Umberto Gruarin. Era infatti il 1919, un altro secolo, un altro millennio, quando il papà di Marisa apriva gli occhi su questo, su quel mondo per la prima volta. A celebrare il più che centenario mestrino il presidente della Municipalità Raffaele Pasqualetto, che ha portato una medaglia con la Torre di Mestre, trovando il festeggiato felicissimo del gradito dono e riconoscimento. La famiglia ringrazia sentitamente anche la dottoressa Liliana Vutcariov, medico di base, che ha voluto recarsi personalmente a casa Gruarin per gli auguri e un omaggio floreale.

Dall’associazione Amici del Cuore: tanti auguri Umberto, buon compleanno!

Grande affluenza per il Giardino Ritrovato di Renata, rianimato con una settima edizione di tre giorni che ha visto la partecipazione di 15 associazioni del territorio e 4 operatori commerciali. Immancabile anche in questa occasione lo stand degli Amici del Cuore, grazie alla disponibilità di Marilena, Marisa, Franca, Milena, Annamaria, Gennaro, che si sono alternati nella gestione del banchetto e dei suoi prodotti rivolti ai cittadini in offerta libera. «Come ogni anno rinnoviamo la partecipazione – dice Marilena Lazzarini Maffei -; veniamo qui dall’inizio, da quando hanno riaperto». Il prossimo appuntamento al Giardino Ritrovato di Renata è fissato per maggio, alla festa della mamma. Ma non precorriamo i tempi, e sentiamo la voce dei promotori. «Tutto il nostro ricavato, oltre ai contributi delle associazioni, è destinato all’Aism Venezia – spiega Martina Volpato, dell’associazione culturale Il faro che gestisce la realtà di via Torre Belfredo. Ringraziamo tutti – aggiunge – partendo dal Comune e dall’assessorato, per questa location strepitosa, cinta dalle antiche mura di Mestre, nel cuore della nostra città».

Oltre 100 cittadini per il Doppio appuntamento con la salute, la conferenza organizzata dagli Amici del Cuore in collaborazione con Lilt al Municipio di Mestre, dove dalle 9 alle 13, grazie all’impegno di tutti i volontari, è stato possibile sottoporsi gratuitamente ai test di prevenzione cardiologica, il cui valore «nel lungo periodo produce un grande impatto».

Al termine dei saluti istituzionali del Comune e della presentazione da parte di Maurizio Dianese, presidente dell’associazione, ad aprire i lavori è stato il dottor Francesco Di Pede, con la relazione L’infarto. Se lo conosci lo eviti.

Dopo aver ricordato cosa sia il cuore, ovvero una pompa di sangue e dunque ossigeno per tutto l’organismo, con ventricoli, e valvole che imprimono la direzione ematica, Di Pede posa subito l’attenzione sulla malattia arteriosclerotica, quando il colesterolo forma delle placche che ostruiscono i vasi sanguigni e una parte di muscolo cardiaco, dopo 12 ore senza porvi rimedio, rischia di subire un danno permanente. Ora, la prevenzione primaria consiste nell’insieme di misure da attuare prima dell’evento, mentre quella secondaria riguarda tutto quello che si può e si deve, o dovrebbe fare una volta colti da infarto. I fattori di rischio, poi, sono ben noti, ma è sempre meglio ripeterli soffermandosi su alcuni di essi.

La familiarità è senz’altro un aspetto importante, ma solo quando la malattia del parente insorge precocemente. Oltre all’aspetto anagrafico, è risaputo che i maschietti sono più esposti, ma il nemico numero uno è decisamente il fumo. Certo, non è detto che i fumatori caschino male, ma per il momento la scenza medica non è in grado di individuare a chi il fumo nuoccia e a chi no, o meno. Sul termine scienza medica però ci torneremo, o meglio, ci tornerà il dottor Di Pede.

C’è poi l’ipertensione. Bisogna imparare a misurarsi la pressione. L’ambiente, infatti, deve essere confortevole, il test durare 5-10 minuti, seduti con il busto sullo schienale; il bracciale aderente, il braccio sul tavolo a livello del cuore, ma soprattutto: togliersi la maglia! E non chiacchierate, ma tenete piuttosto le gambe appoggiate al pavimento, non incrociate, e misuratevi due volte al giorno due volte a settimana lontano dai pasti, con due o tre prove per ogni sessione, registrando alla fine i dati con ordine, per portarli al medico. Come si diceva tenetevi alla larga dal colesterolo (valore 100 è buono, ma in certi casi deve essere inferiore a 55). Altri fattori sono l’obesità, lo stress, la vita sedentaria, e il diabete, già presente con valori superiori o uguali a 126.

Oggi in Italia la mortalità è diminuita, ma il rischio è ancora medio, con la Francia, la Spagna e curiosamente l’Inghilterra a detenere un rischio alto.

Torniamo un attimo indietro. La medicina è una scienza, intesa dunque come esatta? No, ma si basa su dati scientifici, e il medico deve avere consapevolezza della consistenza e dei limiti (effetto placebo, fattori confondenti, risoluzione spontanea malattia) delle attuali conoscenze. Tuttavia, tra gli studi clinici, come quelli osservazionali, registri e metanalisi, i nuovi esperimenti randomizzati sui patrimoni genetici daranno una grossa mano in termini di prevenzione, senza dimenticare il cardiodecalogo: guarda il pedigree, controlla la pressione e il colesterolo, riduci il sale e l’alcol, non fumare, mangia in modo sobrio, coltiva l’attività fisica, non essere avido e aggressivo, correggi sempre lo stile di vita.

Se però non si riesce a prevenire, incappando in quello che potrebbe essere un infarto, si deve quantomeno abbassare il rischio che si concretizzi davvero. Dunque, cosa fare quando si ha la sensazione di avere un infarto? Ecco, la prima cosa è già contenuta nella domanda, ovvero riconoscere i sintomi (per quelli atipici, da non sottovalutare, rivolgersi al medico) , chiamare il 118, e se l’infarto è confermato affidarsi alle cure ospedaliere che riapriranno il vaso ostruito. E poi? E poi c’è la riabilitazione.

Ecco allora il turno del dottor Franco Del Piccolo, che dirige al Policlinico San Marco la tappa centrale per assistere il cardiopatico, garantendo le migliori condizioni fisiche, psicologiche e sociali in modo da restituire al paziente il proprio ruolo in società.

Per essere inviati nei centri specializzati si seguono alcuni criteri: le condizioni cliniche devono poter permettere un percorso riabilitativo, deve esserci la possibilità di significativi miglioramenti funzionai, il trattamento deve essere indifferibile e non erogabile altrove, con alto rischio d’instabilità clinica tanto da richiedere interventi continuativi e intensivi. Ora, gli obiettivi della riabilitazione si riassumono nel miglioramento della capacità funzionale allo sforzo, riducendo la disabilità e favorendo il reinserimento lavorativo, e nel miglioramento della qualità della vita. Nello specifico, il programma prevede esercizio fisico, certo, ma è solo una delle attività necessarie. Bisogna ottenere le informazioni sulla malattia, prescrivere farmaci, riconoscere i sintomi, modificare i fattori di rischio, controllare il peso, la diuresi, e il disagio psicologico. Per affrontare tutto questo serve un’equipe multidisciplinare, composta da cardiologo riabilitatore, infermiere specializzato, fisioterapista, psicologo, dietista e diversi consulenti, come l’internista, il diabetologo, il neurologo e il fisiatra.

Dopo il cuore scendiamo più in basso, parlando di Prostata, questa sconosciuta, con il dottor Carlo Pianon. «Se avete problemi erettili – esordisce l’urologo per restare in tema – fatevi controllare anche dal cardiologo. Signore – aggiunge – trascinate i vostri reticenti uomini a farsi visitare, è fondamentale, se non volete che si urinino sulle scarpe». La prostata può essere ipertrofica, oppure potrebbero insorgere delle forme di cancro. I sintomi sono correre in bagno, anche di notte. «Evitate le cure fai da te – conclude Pianon – ma affidatevi alla nuova chirurgia, anche col laser, oppure col robot come spiegherà il dottor Tommaso Prayer, dopo avervi ricordato che la Lilt, in via Premuda a Mestre, offre visite urologiche gratuite».

Ecco dunque a chiudere la conferenza il primario di Venezia, con la sua Chirurgia robotica urologica oggi.

Questa tecnologia è militare, americana, e giunge all’ospedale dell’Angelo (non al Civile) nel 2014, per sostituire nella quasi totalità dei casi la laparoscopia (perché «dipende se uno è bravo o meno») e la chirurgia tradizionale, aprendosi anche alla neoplasia del rene. I vantaggi sono l’assoluta precisione dell’intervento (sempre in anestesia generale, con piccole incisioni iniziali e poi via col ragno robotico governato da mano umana esperta), l’assenza di dolore post operatorio, la celere ripresa del paziente, e i costi dimezzati (benché il macchinario abbia un prezzo ancora elevato) in virtù della standardizzazione del metodo e della qualità dell’intervento, dopo un adeguato periodo di formazione e training da parte dei chirurghi. Questo è già il presente. E domani? Per il futuro l’orizzonte è la chirurgia a distanza, magari coinvolgendo contestualmente anche due equipe, lontane tra loro.